Sicurezza alimentare. Più informati a tavola

da | 11 Feb, 2022 | Alimentazione, Salute

Di Massimo Ilari

Una delle tante paure che la pandemia ha provocato è stata quella della sicurezza alimentare. La domanda “ma il virus può trasmettersi anche dagli alimenti che consumiamo?” ha circolato per un po’ di tempo, soprattutto i primi mesi.

A parte l’infondatezza della paura,  è ritornata di nuovo attuale la questione di quanto sia sicuro il cibo che arriva sulle nostre tavole.
L’esempio è la nuova campagna “L’Unione Europea sostiene la sicurezza alimentare” (#EUChooseSafeFood) di Efsa – l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare – promossa dall’Unione Europea. L’obiettivo?
Aumentare la consapevolezza della sicurezza del cibo nei cittadini europei. Perché nel preparare una gustosa ricetta è bene controllare che il cibo sia
fresco, che non contenga allergeni indesiderati, che sia stato conservato adeguatamente e che venga cucinato in modo corretto.

 

Sicurezza alimentare e salvaguardia del Pianeta

Ma facciamo un passo indietro. Quando si parla di cibo ci sono in gioco non solo la salute umana ma anche la salvaguardia del pianeta e degli animali, i cui effetti hanno implicazioni immediate e a lungo termine sullo sviluppo economico.  Se il cibo non è sicuro gli esseri umani non possono beneficiare del suo valore nutritivo.

L’Oms valuta che oltre 600 milioni di persone si ammalano e 420mila muoiono ogni anno per aver assunto alimenti contaminati da batteri, virus, parassiti, tossine o sostanze chimiche. Tuttavia, si tratta di numeri che non spiegano completamente la gravità del fenomeno, visto che i dati di sorveglianza completi per le malattie di origine alimentare non sono disponibili ovunque.

La situazione europea è sicuramente migliore rispetto ad altre aree del mondo. È rassicurante ribadire che i consumatori europei non mostrano eccessiva preoccupazione per gli alimenti che arrivano sulle loro tavole. E non avviene certo casualmente, ma grazie a una maggiore fiducia nei progressi della scienza e della tecnologia che hanno notevolmente accresciuto gli standard produttivi e l’igiene degli alimenti.

I Paesi con i più alti livelli di fiducia nelle informazioni provenienti da scienziati, organizzazioni dei consumatori, autorità nazionali e istituzioni dell’Ue, mostrano anche livelli inferiori di preoccupazione per i rischi alimentari, ritenendo che in Europa la sicurezza alimentare possa essere data per scontata.

 

Che cosa s’intende per “sicurezza alimentare”?

Secondo il Codex Alimentarius (insieme di norme elaborate da Oms e Fao), è la garanzia che un alimento non causerà danno dopo che è stato preparato e/o consumato secondo l’uso a cui esso è destinato. Garanzia che è strettamente connessa all’igiene degli alimenti, intesa come l’insieme di tutte le condizioni e delle misure necessarie a garantire la sicurezza e l’idoneità degli alimenti in ogni fase della catena alimentare.

Così la sicurezza di ogni alimento è strettamente interconnessa a regole stabilite in seguito a indagini scientifiche rigorose e a esperienze dirette, che hanno portato alla creazione di certificazioni e garanzie.

In parole povere, vuol dire che ogni prodotto alimentare che si trova in commercio durante la fase produttiva è sottoposto a un processo di verifica che interessa tutta la filiera. Il risultato è che si abbassano i rischi, ma è importante informare il consumatore finale per portarlo a un consumo consapevole.

 

La campagna #EUChooseSafeFood di Efsa

Ecco allora la nuova campagna #EUChooseSafeFood di Efsa: bisogna incoraggiare i cittadini europei a compiere nel quotidiano scelte alimentari sicure e
consapevoli, evidenziando il ruolo fondamentale svolto dalla scienza. Tutto ciò per offrire informazioni pratiche ai consumatori, aiutandoli a decifrare
le etichette e comprendere gli additivi, al fornire consigli sulla conservazione e l’igiene degli alimenti, al prevenire le malattie di origine
alimentare.

L’Efsa mira innanzitutto a sensibilizzare il consumatore rispetto a una corretta interpretazione delle etichette degli alimenti, sia in termini di conservazione del prodotto, sia dal punto di vista delle allergie alimentari, patologie con un elevato impatto sulla qualità della vita e notevoli costi per
il Servizio sanitario nazionale.

Risulta quindi necessario stabilire dosi di riferimento clinicamente significative per i residui di allergeni negli alimenti. Oltre al tema dei contaminanti nella catena alimentare, una delle priorità di EFSA è quella di continuare a prevenire i casi di salmonellosi nell’uomo, che negli ultimi tempi sono diminuiti del 50% in 5 anni.

Questa campagna è una esperienza nuova per un’agenzia come Esa, che ha natura scientifica più che divulgativa. Per laprima volta si rivolge  direttamente alla platea dei consumatori con una comunicazione semplice e diretta, per diffondere la consapevolezza che il
cibo acquistato e consumato in famiglia o nei punti di ristorazione è sicuro.

 

 

Dare garanzie

Dai campi alla tavola, passando per le aziende agricole e gli stabilimenti produttivi, gli esperti imparziali dell’Efsa analizzano i dati e gli studi scientifici per valutare i rischi alimentari, in questo modo si garantisce la sicurezza di tutti i prodotti venduti.  Sono stati inoltre presentati i dati che sostengono che non ci siano evidenze scientifiche che permettano di affermare che Sars-CoV-2 si trasmette per via alimentare, attraverso gli alimenti crudi o cotti.

Il punto di partenza deve essere quello di dare al consumatore la garanzia che tutti i prodotti acquistabili in qualsiasi canale distributivo siano sicuri e
rispettino le normative europee e nazionali vigenti in tema di sicurezza alimentare e di benessere animale. Le filiere nel loro complesso possono essere virtuose o viziose, non c’è alcuna attività umana che non sia sottoposta a devianze e la certezza che questa devianza non si realizzi dovrebbe essere garantita sia dal mondo della produzione che da quello della distribuzione. È chiaro che tali garanzie devono essere però supportate dai fatti.

 

 

Come?

Con un contributo legislativo che sarà operativo a partire dal 28 gennaio 2022. Si tratta del Regolamento 2019/625 della Commissione europea, del 4 marzo 2019, che integra il Regolamento Ue 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le prescrizioni per l’ingresso nell’Unione di partite di
determinati animali e merci destinati al consumo umano.

La novità?

Grazie a questa normativa, per la prima volta, si è cercato di unificare la produzione primaria e il mondo della trasformazione alimentare. Quindi, il prodotto presenta senza dubbio maggiori garanzie in tutti i passaggi della catena fino alla tavola.

Il consiglio è quindi di consultare la campagna dell’Efsa https://campaigns.efsa.europa.eu/EUChooseSafeFood/#/index-it e di verificare se si è consumatori “consapevoli”, controllando se si è in grado di capire i significati delle etichette dei prodotti alimentari.

 

Se vuoi saperne di più su come leggere un’etichetta leggi anche:

Cosa c’è dentro al Profumo? Come leggere le etichette
Come scegliere l’acqua da bere
Conservanti nascosti negli alimenti

 

 

Leggi le avvertenze e osserva l’igiene

La sicurezza degli alimenti che mettiamo nel carrello è legata a regole stabilite dopo anni di indagini scientifiche ed esperienze dirette, che hanno portato alla creazione di certificazioni e garanzie. Ogni singolo alimento che viene commercializzato durante la produzione è sottoposto a un processo di verifica che interessa tutta la filiera.
Tutto ciò riduce i rischi per il consumatore finale, al quale spetta però di informarsi.

 

Regole d’oro per la sicurezza alimentare

  • Per esempio, sulla sicurezza alimentare spiccano gli allergeni. Ci sono, infatti, alimenti che scatenano reazioni diverse anche se assunti in piccolissime quantità. Le reazioni si dividono in lievi come il prurito o l’eruzione cutanea, o più forti come vomito, diarrea, respiro asmatico e talvolta, addirittura, shock anafilattico. Queste reazioni sono prevedibili se le persone ne sono al corrente: ecco perché ogni produttore dell’Unione europea è tenuto per legge a segnalare se ci sono tracce di allergeni in modo chiaro nell’etichetta nei loro prodotti. L’elenco riguarda 14 allergeni: arachidi, frutta a guscio, semi di soia, senape, uova, lupini, latte, pesce, cereali contenenti glutine, sesamo, sedano, anidride solforosa, molluschi e crostacei.
  • È d’obbligo leggere le etichette che sono frutto di studi scientifici e controlli che assicurano la sicurezza degli alimenti. E dietro a questi studi
    c’è sempre Efsa. Un fiore all’occhiello di questa Agenzia è stata la lotta alla salmonella nel pollame (un batterio a volte presente nelle uova e nella carne
    cruda di pollo, tacchino o maiale) che ha avuto un impatto significativo nel ridurre i livelli di contaminazione.
  • Dare inoltre un’occhiata generale alla pulizia e all’igiene del punto vendita in cui ci si trova è un aspetto importante per capire se vengono
    rispettati tutti i requisiti richiesti dall’Haccp (insieme di procedure, mirate a garantire la salubrità degli alimenti, basate sulla prevenzione anziché
    l’analisi del prodotto finito).
  • Per evitare ulteriori rischi, però, a casa sempre meglio cuocere in modo corretto carne e uova, accertandosi di non contaminare gli alimenti e osservando le norme igieniche elementari, per esempio lavando regolarmente le mani e separando gli alimenti crudi dai cibi cotti.

Per saperne di più:

Campagna Efsa 

 

Cibo e Covid. Una relazione inesistente

Le esperienze di precedenti focolai di coronavirus correlati, come il coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV) e il coronavirus della sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS-CoV), mostrano che non si verifica alcuna trasmissione attraverso il consumo di cibo.

Al momento, non ci sono prove che suggeriscano che il Covid-19 sia diverso in questo senso. Non è quindi l’alimento a trasmettere il Covid, ma l’uomo. Ciò che viene richiesto agli operatori del settore alimentare è un rafforzamento delle misure di igiene, circoscrivendo, nei limiti del possibile, il rischio introdotto dalla presenza di soggetti potenzialmente infetti nei luoghi destinati alla produzione, commercializzazione e somministrazione di alimenti.

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