Lampade abbronzanti: vale la pena rischiare?

da | 16 Giu, 2021 | Salute

Di Gudrun Dalla Via

 

Ferie alle “lampados”? L’uso delle lampade abbronzanti ci può dare l’illusione di aver già trascorso una piccola vacanza in anteprima. Per qualcuno addirittura essere abbronzati tutto l’anno sembra sia diventata una necessità. Mantenere un look da animatore di un villaggio vacanze, in costante ferie ai Caraibi o sulle nevi alpine è una moda oggi assai diffusa.

I pericoli dell’esposizione alle lampade abbronzanti

Ci sono però dei motivi per ridurre al massimo questa esposizione. Il motivo principale è l’aumentato di rischio di tumore alla pelle. Secondo l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, chi si sottopone frequentemente ai raggi UV delle lampade abbronzanti, ha un rischio di contrarre tumori alla pelle maggiore del 59%. Sia di carcinomi che di melanomi.

 

Per approfondire leggi anche:

Abbronzatura duratura: come nutrire la tintarella

 

Abbronzatura più duratura?

Tra l’altro, i raggi Uv-a offrono un’effimera e passeggera abbronzatura.  Provocano una semplice reazione ossidativa sulla melanina presente negli strati epidermici superficiali ancora allo stato non colorato. La fanno “maturare”. Questi raggi non innescano il processo di abbronzatura con formazione di melanina. Cosa che invece fanno gli Uv-b, con conseguente pigmentazione.
Ecco perché un’abbronzatura ottenuta grazie alle lampade dura poco. Per mantenerla, infatti, bisogna sottoporsi a più esposizioni.

Ricordiamo poi che i raggi Uv-a sono meno energetici degli Uv-b. Ciononostante penetrano più in profondità nel derma. Provocano infatti quei fenomeni di invecchiamento precoce della cute noti come elastosi solare o senile e “collagenosi”. Si tratta di una degenerazione dell’elastina e del collagene. L’evoluzione di questo tipo di invecchiamento è in diretta funzione dell’età e del colore della pelle.

Per quanto riguarda il colore, sembra che il grado di elastosi, nelle zone esposte di un soggetto di razza nera di ottant’anni sia pari a quella di un bianco di vent’anni.

Forse è meglio accontentarsi di un colorito sano e naturale, senza forzature?

Questo articolo è tratto dal mensile Vita&Salute – Numero di giugno 2016

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