Ridere è una cosa seria

da | 19 Nov, 2021 | Psicologia

Di Paola Emilia Cicerone

I momenti di leggerezza ci aiutano a memorizzare le informazioni, ma soprattutto a sentirci meglio.

L’umorismo ci rende più creativi, sviluppando il pensiero laterale: la capacità di trovare soluzioni anche inaspettate.
Favorisce l’accettazione di se stessi e degli altri. E si può imparare a sviluppare. Sono sempre più numerose le ricerche che confermano come l’umorismo ci possa aiutare nella vita di relazione e sul lavoro, per tenere a bada lo stress e stimolare la creatività.

 

Ridere è una cosa seria

Ce lo ricorda un saggio recente di Filippo Losito, comico e docente nel libro Humor e pensiero laterale I processi mentali che stimolano la creatività (Egea Editore, pp. 160).

“Non si tratta di imparare a raccontare barzellette, ma di uscire dagli schemi. Come avviene nelle battute ben riuscite, che partono da una premessa logica per arrivare a una conclusione spiazzante, tanto più efficace quanto più è fulminea, immediata: il lavoro non ha mai ucciso nessuno…però, meglio non rischiare”.


L’umorismo cambia la nostra percezione del mondo e di quanto sta accadendo, disinnescando gli automatismi e offendo scenari alternativi.
Ma al tempo stesso migliora il nostro benessere psicologico, favorendo la creatività: uno studio famoso realizzato negli anni ’80 mostra come anche un sorriso forzato, generato stringendo tra i denti una matita, possa influenzare positivamente il nostro stato d’animo.

Mente, nervi e muscoli sono collegati e se un pensiero lieto può farci sorridere, è plausibile che un sorriso possa migliorare il nostro stato d’animo. Senza dimenticare che la risata è anche un utile esercizio per il nostro apparato respiratorio. A livello neurologico umorismo e creatività attivano percorsi simili. L’umorismo si basa sulla rottura di un’aspettativa: ribalta i nostri schemi mentali, e questo attiva un processo creativo mettendo il pensiero logico-razionale al servizio dell’intuizione”.

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Ridere per uscire dagli schemi

Già Freud parlava del motto di spirito, e sottolineava gli effetti benefici dell’umorismo in quanto utile a rilasciare tensione. Solo in anni recenti, con l’avvento della psicologia positiva, si è cominciato a valorizzare gli elementi che possono contribuire al nostro benessere”
.
L’umorismo ci fa uscire dagli schemi in base ai quali siamo abituati a ragionare, utili scorciatoie mentali basate sul concetto di causa ed effetto e di spazio/tempo che, però, possono impedirci di guardare “oltre”.

 

Momenti ahah!

E proprio alle nostre capacità creative dobbiamo quelli che si definiscono “momenti aha”, le intuizioni improvvise che ci offrono la soluzione di un problema complesso. E che spesso arrivano nei momenti meno probabili, magari sotto la doccia o durante una passeggiata. “Insomma, quando ci si distrae e si spegne per qualche istante la mente razionale lasciando spazio all’intuizione, come avviene quando scherziamo e giochiamo”, spiega Losito.

Regalandoci un miracoloso processo di sintesi, che ha comunque bisogno di contenuti solidi. Un momento di leggerezza può avvicinarci alla soluzione di un problema, ma difficilmente ci regalerà un premio Nobel, a meno che non siamo scienziati di professione.

“La nostra mente lavora comunque su quello che gli abbiamo fornito.  È vero però che i momenti di leggerezza possono aiutarci a memorizzare le informazioni che ci sono proposte, come ben sanno docenti e oratori che punteggiano di batture i loro interventi perché restino impressi negli ascoltatori.

Ma soprattutto ci aiutano a sentirci meglio: il pensiero laterale non aumenta solo la nostra produttività intellettuale ma anche la capacità di gestire i problemi di ogni giorno. Spesso lo stress nasce dalla difficoltà di dare la giusta dimensione a quanto accade: l’umorismo ci costringe a cambiare punto di vista, a vedere le cose da un’altra prospettiva e con un certo distacco. Si passa dal sistema simpatico al parasimpatico, dalla reazione di allarme a una risposta più rilassata”.

E ci aiuta a sfrondare gli eccessi, a volte puntando sull’esagerazione e ingigantendo i comportamenti disfunzionali per consentirci di notarli e farli notare, ridendoci sopra. Il che ovviamente non risolve il problema, ma può metterci in condizione di farlo:

“un percorso di guarigione nasce da un cambiamento di prospettiva. Mettere in dubbio le nostre convinzioni crea movimento e apertura, e può aiutarci a vedere opportunità o vie di uscita che prima ci sfuggivano.  Oltre a farci uscire dal meccanismo “combatti o scappa” che è la nostra reazione innata di fronte a un evento stressante. Grazie all’umorismo scopriamo che c’è un’alternativa, introdurre un punto di vista ironico: insomma, mettersi a ridere”.

 

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 L’umorismo si può allenare…

“Se lo definiamo come la potenzialità di saper apprezzare e generare contenuti umoristici in qualche misura l’abbiamo tutti. Anche se l’umorismo attivo, la capacità di far ridere è meno diffusa e può essere legata all’ambiente in cui siamo cresciuti. Ci sono persone che hanno un sense of humor più spiccato, ma non credo esistano esseri umani che ne siano del tutto privi.

L’umorismo è in grado di portare leggerezza in contesti pesanti, non cancella la tragedia ma la rende più accettabile”. Resta da capire perché non si dedichi maggior attenzione a uno strumento così prezioso: “Dobbiamo recuperare il concetto di gioco che noi riserviamo alla prima infanzia; poi ci sono i compiti, il lavoro, la serietà.

Ma non dobbiamo dimenticare che il gioco è fondamentale per gli esseri umani, perché ci porta a sperimentare: perché ci sia gioco, non deve esserci un atteggiamento giudicante”. “L’umorismo è uno strumento potente, di cui forse parliamo poco perché siamo abituati a darlo per scontato”, conclude Lombardini. “Imparare a usarlo non significa fare battute e diventare il simpatico della compagnia, ma attivare uno stato mentale giocoso. Qualcosa di molto più profondo”. E prezioso per il nostro benessere.

 

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… e va bene anche se è forzato

  • L’umorismo si basa sullo spiazzamento, sull’imprevedibilità, e quindi allena la creatività abituandoci a
    esercitare il pensiero laterale.
  • Ridere fa bene, al corpo e allo spirito: anche un sorriso forzato ha effetti benefici sull’umore.
  • Tutti siamo in grado di apprezzare lo humor, fa parte del nostro essere umani: possiamo però allenarlo o
    regalarci contenuti divertenti quando siamo giù di morale, o alle prese con un problema.
  • Un atteggiamento giocoso ci aiuta a pensare “fuori dagli schemi” e a individuare soluzioni alternative.
  • Non c’è bisogno di essere i maghi delle barzellette: le ricerche dimostrano che i maggiori vantaggi per la
    salute derivano dal saper apprezzare i contenuti umoristici proposti da altri.
  •  L’umorismo ci aiuta a creare legami e a relazionarci con i nostri simili. Ma attenzione, questo funziona con
    l’umorismo “buono” in cui si scherza insieme agli altri senza diventare aggressivi o offensivi.

 

Ridete di voi stessi!

Fa bene alla salute e aiuta a socializzare: sono questi i principali benefici dell’umorismo secondo Donata Francescato, già ordinario di psicologia di comunità all’università “La Sapienza” di Roma e autrice di vari saggi e studi sul tema. Ma attenzione: quello che fa davvero bene alla salute, che è correlato a vantaggi dimostrati per il benessere psicofisico, è l’umorismo passivo, la capacità di apprezzare una battuta o un contenuto divertente, “soprattutto di ridere su quello che ci succede, ridimensionandolo, ricorda Francescato.

Una ricerca del 2010 su umorismo e qualità della vita mostra la relazione tra una maggiore inclinazione all’umorismo e un miglior stato di salute: in particolare la capacità di apprezzare l’umorismo si correla a minori sintomi di malattie psicosomatiche, oltre che a punteggi più elevati di empowerment, specialmente per ciò che riguarda la capacità di leadership e il perseguimento degli obiettivi desiderati.

 

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Ridere favorisce le relazioni con gli altri

Ma l’umorismo aiuta anche a creare relazioni tra persone molto diverse.  “A costruire, insomma, quel tipo di socialità che nasce nei gruppi in cui le persone si raccolgono attorno a un interesse comune, come per esempio il volontariato”, spiega la docente. In questo caso l’umorismo permette di superare le differenze: “Ridere insieme aiuta a dare un senso di comunità, a costruire un noi, prosegue Francescato.

Ci sono ricerche che mostrano come, studiando persone che si incontrano e dialogano in un locale, quelle che hanno maggior probabilità di diventare una coppia sono quelle che hanno riso insieme”. E se l’umorismo è un processo cognitivo, la risata è una reazione istintiva, non è pensata ed è contagiosa: “Se vediamo altri ridere ridiamo, anche senza saperne la ragione”, conclude Francescato.

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