Nei panni dell’altro

da | 11 Dic, 2015 | Mindfulness

A Londra nasce il primo museo dell’empatia. Una risposta al crescente individualismo della società. Occorre infatti imparare a identificarci con gli altri. Per non perdere il contatto con la nostra umanità

Ha suscitato molta curiosità la notizia dell’inaugurazione a Londra, lo scorso mese di settembre, del museo dell’empatia (vedi http://www.empathymuseum.com).

Ma che cos’è esattamente l’empatia? È una parola che deriva dal greco empatheia e significa “sentirsi dentro”. L’empatia è una forma di sensibilità. Una persona empatica «sente l’altro», si immedesima nell’altra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d’animo.

È una competenza che noi umani iniziamo a sviluppare già nei nostri primi mesi di vita e precisamente intorno ai 14 mesi. 
Con il passare degli anni, poi, alcune persone aumentano la loro capacità empatica, riconoscendo il dolore, la tristezza, la gioia e la rabbia nelle persone che li circondano, anche solo grazie ad un’espressione, oppure a una mezza frase.

All’origine di questa capacità sono i cosiddetti “neuroni specchio” (individuati nel 1996 dal ricercatore italiano Giacomo Rizzolatti dell’Università di Parma) che si attivano quando un individuo compie un’azione e quando osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto. I neuroni specchio spiegano, per esempio, perché ci commoviamo o ci rallegriamo alla vista di un film. Essi sono molto importanti e sono alla base del nostro vivere comune perché ci consentono di apprendere per imitazione.

L’assenza di empatia rivela al contrario l’ incapacità di capire il punto di vista del nostro prossimo, le sue esperienze e i suoi sentimenti, condizione alla base del pregiudizio, del conflitto e della disuguaglianza. L’empatia è l’antidoto di cui abbiamo bisogno contro una società sempre più egocentrica.

Purtroppo, alcuni studi americani hanno valutato che, da alcuni anni, stiamo assistendo a un crollo vertiginoso delle nostre capacità empatiche.

Ci riesce sempre più difficile preoccuparci per il prossimo, con conseguenze drammatiche dal punto di vista sociale. Qual è l’origine di quest’atteggiamento? L’assenza di carità, amore ed empatia. A questo proposito, Barack Obama il presidente degli Stati Uniti d’America, durante un suo discorso disse queste parole: “Si parla molto di deficit monetario, ma dovremmo parlare di più del nostro deficit di empatia, dell’abilità di metterci nei panni altrui: il bimbo che ha fame, il metalmeccanico che è stato licenziato, la famiglia che ha perso la casa nell’uragano. Quando allarghiamo così l’orizzonte delle nostre preoccupazioni fino a includere degli estranei, diventa arduo non agire, non aiutare.

Infatti, un atteggiamento egoistico non ci porta alcun vantaggio perché siamo un sistema che vive in un mondo di sistemi e tutti interconnessi tra loro.

A questo proposito, Henry Ford, il noto costruttore di automobili, disse: “Se esiste un segreto del successo direi che sta tutto nel riuscire a vedere dal punto di vista dell’altra persona, a uniformarsi all’angolo di visuale altrui”. Per questo motivo dobbiamo un po’ tutti ricordarci di metterci nei panni del nostro prossimo, chiedendoci – se fossi nei suoi panni, come mi sentirei? Come reagirei? Ricordiamoci sempre che c’è sempre un motivo se gli altri si comportano in un certo modo. Se sapremo scovare questo motivo avremo in mano la chiave del loro comportamento e le nostre relazioni diventeranno sempre migliori”.

L’empatia è, dunque, una strategia tutt’altro che astratta. Ci fa vivere meglio e con più soddisfazione. Si basa sul precetto espresso da Gesù nel Nuovo Testamento: “Fai agli ciò che vorresti che fosse fatto a te”. Questa è la regola più importante che possa esistere al mondo. E la possiamo applicare sempre e ovunque. Nelle relazioni umane, ma anche nei piccoli gesti quotidiani.

tratto dall’articolo “Nei panni dell’altro” della rivista Vita&Salute edizione di Dicembre 2015, di Massimo Piovano

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