Acqua da bere: in bottiglia o dal rubinetto?

da | 22 Mar, 2021 | Ambiente

Di Paolo Pigozzi

Il 22 marzo ricorre la Giornata mondiale dell’ acqua: si tratta di un’importante occasione per ricordare la necessità di tutelare e preservare uno dei beni più preziosi per gli esseri umani e il pianeta Terra.
Per questo torniamo a parlare di acqua da bere: in bottiglia o dal rubinetto?

E’ ormai nota preferenza degli italiani per l’acqua minerale : siamo campioni in Europa per consumo di bottiglie d’acqua.  Ma occorre fare i conti anche con altre proposte del mercato: filtri domestici a carboni attivi per cloro, calcare e impurità, caraffe filtranti, sistemi a osmosi inversa, gasatori , ecc.
Una babele che spinge all’acquisto di “correttori” e “miglioratori”.  Dilaga l’ansia per la propria salute generata dalla semplice apertura del rubinetto per riempire un bicchiere.
Ma si sa, la diffusione della paura (sentimento umano, ma altamente irrazionale) è notoriamente assai utile!  Sia per vendere qualsiasi merce (farmaci, cosmetici, corsi dindifesa personale, telecamere di sorveglianza, armi, ecc.) sia per diffondere idee e progetti politicosociali.

 

Che spreco!

Secondo l’ultima statistica firmata Beverfood (il portale italiano specializzato sul mondo delle bevande), nel 2018 gli italiani hanno consumato oltre 13 miliardi di litri di acqua imbottigliata.
Stiamo parlando di 221 litri a testa, per una spesa familiare che sfiora i 150 euro l’anno. Per consumi pro-capite battiamo i tedeschi (195 litri), i francesi e gli spagnoli (140 litri) e gli inglesi,che si fermano a 50 litri.
Escludendo quelle di vetro (riservate a ristoranti e hotel), facilmente riciclabili, il totale delle bottiglie italiane usa e getta ammonta a quasi 12 miliardi di pezzi.
Nell’80-90% dei casi finiscono negli inceneritori, in discarica e/o dispersi nell’ambiente terrestre e marino. Con i risultati drammatici ormai ben noti.

Acqua in bottiglia: una strada da abbandonare

La consapevolezza che questa sia una strada ormai da abbandonare è diffusa. Per esempio, si moltiplica l’uso delle borracce personali di metallo, da riempire con acqua del rubinetto, anche grazie a lodevoli iniziative rivolte agli studenti e realizzate da amministrazioni locali illuminate.
Altri, da tempo, pensano a una difesa “passiva” e, volendo escludere l’acquisto sistematico dell’acqua imbottigliata, ragionano pressappoco così: “L’acqua che mi arriva in casa mi sembra in qualche modo problematica per sapore, composizione, ecc.? Niente paura, applicando filtri o altri marchingegni al mio impianto ne posso migliorare la qualità e la gradevolezza”.
Opzione legittima, ma che genera a sua volta problematiche che vanno conosciute.

 

La qualità di quella del “Sindaco”

Ci si chiede, allora…. Acqua da bere: in bottiglia o dal rubinetto?
Non è difficile prendere visione della qualità dell’acqua che sgorga nella propria cucina.
Le aziende che gestiscono il servizio idrico sono obbligate per legge a pubblicare sul proprio sito e ad aggiornare regolarmente i risultati delle indagini di laboratorio che vengono sistematicamente effettuate sull’acqua distribuita in rete.
Spesso i dati sono corredati da commenti che ne facilitano l’interpretazione, anche per chi non è un esperto.

Gli aspetti che di solito destano qualche preoccupazione negli utenti (anche perché sono quelli facilmente verificabili dai nostri sensi) sono il contenuto di calcio (che manda fuori uso le resistenze elettriche degli elettrodomestici) e i residui dei composti clorati utilizzati per la sanificazione dell’acqua.

Acqua da bere: in bottiglia, filtrata o dal rubinetto?

Calcio e calcolosi urinaria

Per questi ultimi occorre dire che – essendo il cloro un gas – spariscono con il loro relativo odore tenendo semplicemente per mezz’ora la caraffa piena e aperta in frigorifero.
Per il calcio contenuto nell’acqua potabile e la sua relazione con la formazione di calcoli nelle vie urinarie, contrariamente a quanto si possa pensare, sono proprio le acque molto ricche di calcio che proteggono dalla formazione di calcoli.
Senza contare che il rischio di calcolosi urinaria è influenzato anche da altri fattori come le abitudini alimentari.

 

La dieta Dash

A questo proposito, una ricerca di qualche anno fa effettuata presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston e pubblicata sulla rivista Journal of the American Society of Nephrology testimonia che la dieta Dash (Dietary Approaches to Stop Hypertension), di solito utilizzata per moderare i valori della pressione arteriosa, riesce anche a ridurre la formazione dei calcoli.
Questa dieta è ricca di frutta e verdura, di noci e semi oleosi, di legumi e cereali integrali. È, al contrario, povera di bevande zuccherate e di carni rosse e conservate (salumi e scatolame). Chi segue la dieta Dash, che comprende più vegetali, urina più abbondantemente nel corso della giornata e consuma più citrati, sali che giocano un ruolo fondamentale nel prevenire la formazione dei calcoli renali.

 

Le caraffe filtranti

Le “apparecchiature a uso domestico per il trattamento di acque potabili” sono in grado di modificare alcune caratteristiche dell’acqua, come la concentrazione di minerali, e di rimuovere eventuali composti chimici indesiderati. Queste apparecchiature possono essere applicate a monte, subito dopo il contatore.
Consistono in filtri a base di carbone attivo (di origine vegetale o minerale) che riescono a trattenere contaminanti chimici, pesticidi e altri inquinanti industriali.
Questi filtri trattengono anche il cloro aggiunto all’acqua per la potabilizzazione. Non sono tuttavia in grado di eliminare i batteri e i composti azotati come nitrati e nitriti, segni di inquinamento batterico o derivanti da eccesso di concimazioni agricole.


Esistono anche brocche dotate degli stessi filtri a carboni attivi. Versata nella brocca, l’acqua passa attraverso il filtro, che trattiene cloro, pesticidi e altri elementi inquinanti (ma anche in parte quelli utili come calcio e magnesio).
Il problema dei filtri  è quello della corretta manutenzione per evitare la proliferazione batterica. I filtri vanno cambiati spesso, circa una volta al mese per un consumo normale. Per quanto riguarda le caraffe con filtro, è prudente tenerle piene in frigorifero. Consumare l’acqua filtrata in giornata e non lasciare acqua residua nella caraffa per lungo tempo.

 

Sistemi a osmosi inversa

Più efficienti sono gli impianti a osmosi inversa, nei quali l’acqua viene forzata a passare attraverso una membrana semipermeabile che trattiene buona parte delle sostanze disciolte: soprattutto i pericolosi nitrati e gli inquinanti chimici, ma anche quasi tutti i minerali. Ne risulta un’acqua con residuo fisso molto basso, ottima per ferri da stiro e lavatrici, ma non desiderabile per un consumo quotidiano.
Non per niente, gli impianti più evoluti permettono una regolazione del residuo fisso in base alle proprie preferenze. Gli impianti domestici, anche in questo caso, necessitano di regolare manutenzione.
Nessuno di questi sistemi è ottimale e tutti necessitano di attenzione e manutenzione costante.
Tuttavia, rispetto all’acquisto di acqua in bottiglia (necessario in alcune zone per la scarsa qualità dell’acqua di rete), producono certamente un vantaggio ecologico, anche se parziale: i filtri vanno comunque smaltiti come rifiuto.


Dal punto di vista economico,
però, ogni bicchiere di acqua “trattata” costa decine di volte di più di quella che scende dal rubinetto.

Per approfondire leggi anche Acqua del rubinetto o acqua in bottiglia?

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