Il 26 maggio la Community che si è generata intorno all’evento Hack4Health 2025 tenutosi a Cervia dal 10 al 12 ottobre, ha partecipato al Congresso GA 2026. In questa occasione 3 dei ragazzi di Hack4Health 2025 hanno incontrato in due workshop consecutivi più di 50 giovani adulti tra i 21 e i 35 anni con l’obiettivo di verificare se le intuizioni emerse a ottobre fossero condivise anche da una fascia generazionale diversa.
Non si è trattato semplicemente di “presentare” un progetto già concluso, ma di rimettere in circolo le domande nate durante l’Hackathon.
Per raccogliere i dati, i ragazzi hanno somministrato nelle due sessioni di lavoro un quiz interattivo da loro predisposto le cui domande riprendevano molti dei nodi affrontati a Cervia. I partecipanti hanno potuto esprimere il proprio grado di accordo su affermazioni legate al modo in cui il Messaggio della Salute viene percepito, comunicato e vissuto nelle comunità.
Il primo dato forte riguarda la salute mentale. Alla frase “Le comunità religiose dovrebbero parlare di salute mentale tanto quanto parlano di salute fisica”, la grande maggioranza dei partecipanti si è detta d’accordo o fortemente d’accordo: nella prima sessione 21 risposte favorevoli su 22, nella seconda 14 su 16. Questo risultato conferma una percezione già emersa durante Hack4Health: per le nuove generazioni la salute non può essere ridotta al corpo, all’alimentazione o allo stile di vita, ma deve includere pienamente la dimensione emotiva, relazionale e psicologica.
Un secondo elemento molto significativo riguarda il rapporto tra fede e aiuto professionale. Alla frase “Se Dio può guarire tutto, andare dallo psicologo dimostra poca fede”, la maggioranza ha espresso disaccordo: nella prima sessione 17 partecipanti su 21 si sono detti in disaccordo o fortemente in disaccordo, nella seconda 15 su 18. È un dato importante perché mostra una richiesta chiara: la fede non deve essere contrapposta alla cura, e la dimensione spirituale non può diventare un ostacolo alla richiesta di aiuto umano, psicologico o professionale.
I partecipanti hanno espresso anche una forte consapevolezza sul tema del giudizio. Alla frase “Alcune persone hanno paura di essere sincere in chiesa perché temono il giudizio”, nella prima sessione 20 risposte su 23 sono state favorevoli, mentre nella seconda 13 su 16. Questo punto si collega direttamente a una delle intuizioni centrali della Carta elaborata dai ragazzi: un messaggio di salute, se perde compassione, rischia di trasformarsi in misura morale, generando silenzio, distanza o doppiezza invece che libertà e crescita.
Anche il tema della sessualità è emerso con chiarezza. Alla frase “Parlare apertamente di sesso in chiesa aiuterebbe più giovani a vivere relazioni sane”, le risposte favorevoli sono state 18 su 24 nella prima sessione e 14 su 17 nella seconda. Non si tratta di una richiesta di banalizzazione, ma di un bisogno educativo: poter parlare di corpo, relazioni, affettività e desiderio in un contesto sicuro, competente e non giudicante.
Tra i risultati più netti c’è poi quello legato al linguaggio. Alla frase “Nella crescita di un ragazzo ha molto impatto la cura del linguaggio di chi gli sta accanto”, tutti i partecipanti che hanno risposto nelle due sessioni si sono dichiarati d’accordo o fortemente d’accordo. Questo dato è forse uno dei più preziosi per il lavoro futuro della Fondazione: le parole non sono un dettaglio comunicativo, ma uno strumento di cura oppure di ferita. Il modo in cui si parla di salute fa davvero la differenza tra avvicinare o allontanare, tra liberare e opprimere, tra accompagnare o dividere.
Il quiz ha permesso anche di raccogliere i temi che, secondo i partecipanti, dovrebbero entrare maggiormente nel discorso sul Messaggio della Salute. Nella prima sessione sono emersi salute sociale, alcol, integratori, sport, depressione, dipendenze, social, estetica, relazioni, riposo, sessualità e benessere mentale. Nella seconda sessione sono stati indicati alimentazione, musica, sport, pornografia, stress, vita familiare, cura del corpo e della mente, dipendenza dalla tecnologia, salute mentale, social media, ambiente, equilibrio vita-lavoro e corsi di cucina sana.
Nel complesso, i dati raccolti il 16 maggio confermano che il lavoro di Hack4Health 2025 non ha intercettato un bisogno isolato. Le intuizioni dei ragazzi più giovani trovano eco anche nella generazione immediatamente successiva. Cambia l’età, ma non cambia il cuore della richiesta: un Messaggio della Salute capace di restare fedele alla propria identità, ma più attento alla complessità delle persone; meno centrato sulla prestazione e più sulla cura; meno esposto al rischio del giudizio e più capace di accompagnare.
Per la Fondazione Vita e Salute, questo follow up rappresenta un passaggio importante anche dal punto di vista progettuale e rendicontativo. Il percorso non si è concluso con l’evento di ottobre, ma ha generato una continuità: i giovani protagonisti dell’hackathon sono diventati a loro volta facilitatori, hanno portato il tema fuori dal gruppo originario e hanno iniziato a raccogliere dati utili per orientare i prossimi sviluppi.
Hack4Health 2025 nasceva come laboratorio creativo. Oggi sta diventando un processo di ascolto. Un processo che può aiutare la Chiesa e le sue istituzioni a comprendere come il Messaggio della Salute venga percepito dalle nuove generazioni e quali condizioni siano necessarie perché continui a essere ciò che dovrebbe essere: una benedizione, non un peso; un invito alla vita piena, non una misura di giudizio; uno spazio di guarigione, relazione e speranza.
