Vestirsi di salute

da | 20 Gen, 2012 | Salute

A ogni tessuto le sue qualità. E i suoi convenienti. Dalla lana alla seta, una guida per conoscere, apprezzare e valorizzare le principali caratteristiche che non creando disagi alla pelle di chi li indossa

Nei trattati di anatomia in uso fino a solo qualche lustro fa, si descriveva ancora un fegato deformato compresso da busti a stecche di balena o altre gabbie simili, portati  dalle donne per piacere e per piacersi: le cosiddette guêpières (dal francese guêpe = vespa) servivano in effetti a conferire alle donne la forma a “vitino di vespa”. All’inizio del secolo, per fortuna,  la moda cominciò a occuparsi di salute anche in rapporto all’abbigliamento, vista l’esigenza ufficiale di liberarsi di indumenti costrittivi o comunque dannosi, e molti stilisti (fra cui l’italiana Rosa Genoni) cominciarono a disegnare abiti in modo diverso.Oggi, si diffondono tessuti naturali, più vicini possibili alle esigenze di salute della persona, arrivando, addirittura, a parlare di biovestiti per educare la popolazione a porsi almeno il problema.

I sintetici
Alle fibre naturali, come seta, lana e cotone, si sono aggiunte in modo imperioso quelle sintetiche di produzione industriale. Con tutto il corredo di vantaggi e svantaggi che si portano dietro:

  • I vantaggi sono proprio legati alla praticità: i tessuti sintetici si lavano facilmente e non si stirano, non presentano pieghe ostinate, sono resistenti (a calore, luce, acqua, detergenti), costano relativamente poco e dunque si possono cambiare spesso.
  • Gli svantaggi sono comunque consistenti:
    • si tratta di tessuti che non fanno troppo respirare la pelle e impediscono la sudorazione; non solo «si possono»,  ma anche «si devono» cambiare spesso, se non si vuole rischiare di fare sentire effluvi di ascelle o altre parti del corpo;
    • sono spesso carichi di elettricità statica, che si scarica regolarmente al contatto con altri provocando regolarmente una perdita di energia; i bambini sono molto sensibili a questo fenomeno;
    • non sono molto resistenti al fuoco, anzi favoriscono la fiamma e l’incandescenza perché imprigionano l’aria per assicurare comfort e isolamento termico;
    • sono controindicati a chi ha la tendenza alle allergie. Queste sono causate, più che dal tessuto sintetico, da tutte le sostanze impiegate per prepararlo e conservarlo, come appretti, tinture, trattamenti antinfeltrimento, antitarlo, antimuffa, antimacchia, impermeabilizzanti, idrofughi, ignifughi, ecc.

I naturali
Quanto ai tessuti naturali, essi sono graditi soprattutto dalle persone di una certa età, da quelle con problemi di allergia e da coloro che sono sensibili alle scelte ecologiche. In ogni caso, lana, cotone e seta presentano tantissimi vantaggi; gli svantaggi spesso sono riconducibili al costo, alla delicatezza (e quindi alla più facile usurabilità) e al tempo che si deve dedicare per mantenere più a lungo il tessuto in buono stato.

La lana, per i freddolosi
Siete freddolosi per natura? La lana è il vostro tessuto di elezione. Non lo siete, ma volete proteggervi dal freddo: sempre la lana al primo posto, con tutte le sue gamme di fibre più o meno spesse.

  • La lana è infatti uno splendido isolante termico e un regolatore dell’umidità: le molecole dell’acqua si fissano infatti sulle piccole fibre per capillarità. Le fibre sono cave e attorcigliate, e offrono una superficie di assorbimento particolarmente vantaggiosa, arrivando a trattenere fino al 25 per cento del loro peso in acqua. In ambiente freddo e umido, la lana farà da filtro per fissare l’umidità, ma anche da fonte di calore: il contatto fra la cheratina di cui è costituita la lana e l’acqua produce calore fino a guadagnare addirittura qualche grado. Per questo, la lana è indicata per prevenire raffreddori o dolori reumatici.
  • Questo tessuto è anche una fibra elastica e resistente. Una volta allungata, essa riprende spontaneamente la sua lunghezza iniziale.
    Essa favorisce la respirazione della pelle e non produce troppa elettricità, almeno rispetto alle fibre sintetiche.

Il cotone, una seconda pelle
Sudate molto? Allora vi ci vuole il cotone, che è capace di trattenere molto bene l’acqua, mentre la pelle può facilmente respirare attraverso il tessuto della maglia.

  • Il cotone rappresenta come una seconda pelle per il corpo umano, che facilita gli importanti scambi organici.
    Anche se non riscalda come la lana, esso possiede una grande resistenza al calore e un potere isolante due volte superiore.
  • Per la sua freschezza e leggerezza, il cotone è il tessuto ideale per la biancheria intima dell’adulto e del bambino, oltre che dei capi estivi. Se dovete lavare spesso, questo è insuperabile perché resiste bene al lavaggio, all’ebollizione e alla stiratura.
  • Di solito non produce allergie, dunque è adattissimo proprio per tutti coloro la cui pelle è sensibilissima e che vanno incontro a irritazioni, orticaria o eczemi con grande facilità. Il problema semmai è quando al cotone sono aggiunti coloranti o appretti.
  • Tende a restringersi, usurarsi e sgualcirsi. Per trattarlo bene conviene dare la preferenza a un detersivo biologico, come sapone di Marsiglia in polvere o scaglie, utilizzabile sia per lavaggi a mano sia in lavatrice.

La seta, una fibra raffinata
A chi consigliare la seta? A parte l’eleganza, a chi non sopporta per motivi allergici o psicologici il contatto con indumenti ruvidi, stretti e pesanti.

  • La seta una fibra resistente all’usura e al fuoco, non restringe, è antistatica ed è un buon isolante. Usata in maglieria, favorisce gli scambi e lascia l’aria circolare bene. Insomma, la pelle respira in un ambiente idealmente sano.
  • Va molto bene per gli indumenti intimi e per tutta la maglieria a contatto diretto con la pelle. In più è delicata e luminosa: i suoi fili hanno sezione triangolare e rifrangono la luce in modo caratteristico. Questo fascino si conserva nel tempo: la seta non perde né dolcezza né eleganza di colore.
  • Ma per il sudore? Decisamente è un disastro. Lo sanno le ragazze che, per sfoggiare una camicetta dolcissima al tatto, vedono progressivamente aumentare un sinistro alone scuro all’altezza delle ascelle

Veleno in fibra
Allarme dalla Cina: i tessuti utilizzati per la fabbricazione di abiti per adulti, abitini per bambini (soprattutto) e scarpe possono essere impregnati di sostanze nocive per la salute, soprattutto cromo esavalente, formaldeide, coloranti cancerogeni e amine aromatiche. La loro diffusione non è solo locale (e sarebbe già grave visto che i Cinesi superano il miliardo di persone), ma mondiale: i Cinesi sono infatti grandi esportatori a pressi bassi!

I dati sono di alcuni mesi fa: sono stati sequestrati nel Lazio circa 80 mila confezioni di capi di abbigliamento in un centro di smistamento per tutta l’Europa. A consentire la scoperta è stato l’odore che emanava dagli scatoloni che via via venivano aperti. Le analisi dei capi hanno dimostrato che erano presenti ben 9 sostanze cancerogene.
L’uso dei coloranti è quanto mai diffuso anche nell’ambito della moda e il richiamo dei sostenitori del biologico è quanto mai opportuno. Non sempre però le ragioni sono di ordine tossicologico: spesso l’attentato alla salute è dato da altri fattori, uno per tutti quello allergologico. Sono oltre 60.000 gli Italiani che soffrono di dermatite da contatto dovute agli «extra» dei tessuti che indossano, mentre arrivano a un milione e mezzo quelli che già soffrono di eczema e che per la presenza di sostanze allergizzanti negli abiti possono aumentare di parecchio il loro rischio.
Per evitarci quindi le contraffazioni, sono utili alcune regole d’oro.

1. Diffidate dei prezzi troppo bassi. Spesso nascondono sfruttamento della manodopera e utilizzo di sostanze di bassa qualità (o addirittura pericolose.

2. Leggete le etichette e, se sono incomplete o redatte in altre lingue, scartate quell’articolo: la mancanza dell’italiano fra le lingue presenti sulla confezione può essere un chiaro segnale di contraffazione del prodotto. In ogni caso siamo di fronte a un’infrazione della legge, che afferma che l’etichetta deve obbligatoriamente contenere informazioni in italiano.

3. Oltre alle indicazioni nella nostra lingua, in etichetta va riportata anche la composizione del prodotto.

tratto dall’articolo “Vestirsi di salute” della rivista Vita&Salute edizione di Gennaio 2012,di Bruno Rimoldi – Medico di medicina generale e fitoterapeuta

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