Piante, istruzioni per l’uso

da | 1 Set, 2014 | Fitoterapia

Le erbe medicinali, sempre più diffuse, vanno considerate sullo stesso piano delle medicine tradizionali. Spesso sono efficaci ma possono avere effetti indesiderati. Ecco gli ultimi dati

«Assumo supplementi vegetali, medicinali a base di erbe, tisane, prodotti naturali di ogni genere perché verifico ogni giorno che migliorano il mio benessere e mi fanno stare in forma. Non contengono sostanze chimiche e non hanno controindicazioni», è convinto Carlo Sarti, giovane blogger romano.
Le convinzioni di Carlo sono comuni a tanti consumatori che delle erbe hanno fatto i loro rimedi d’elezione. Tanta sicurezza, però, cozza con quanto afferma la ricerca.

Che cosa ci dice? «Che prima di assumerli va consultato uno specialista di fiducia e, in ogni caso, vanno presi con tutte le cautele del caso, soprattutto se, contemporaneamente, si prendono farmaci: le interazioni fra i diversi principi attivi si possono rivelare assai pericolose».

Dello stesso avviso è anche il professor Silvio Garattini che denuncia la carenza di studi validi, sul piano scientifico, capaci di verificare l’efficacia di questi prodotti, il loro ruolo terapeutico e gli eventuali effetti indesiderati, e le potenziali interazioni con farmaci tradizionali. Garattini mette in guardia i potenziali consumatori dal non avvisare il proprio medico sull’impiego di sostanze fornite di effetti su diverse funzioni biologiche. Il messaggio è chiaro: «l’autoprescrizione o la prescrizione da parte di personale non medico è da evitare ed è bene non sottovalutare i rischi a cui ci si espone».

Insomma, sembra proprio che la fitoterapia necessiti di meccanismi regolatori chiari e definitivi. Meccanismi atti a fornire una risposta alle lacune legislative che stanno ostacolando un rigoroso, senza pericoli per chi ne fa uso, sviluppo del settore.

Le dimensioni del fenomeno
Paure infondate? La solita cantonata che prende a prestito l’ultima ricerca scientifica? No. Il fatto che medicinali e integratori a base di erbe, sempre più di moda, possano nascondere delle insidie per l’organismo in genere e per il fegato, l’organo depuratore per eccellenza, lo hanno ribadito anche gli esperti riuniti nell’International «Liver Congress» che si è svolto lo scorso aprile a Londra, con l’aggravante che per molte persone «sono solo erbe», che non vale la pena di menzionare al proprio medico.
In realtà, sembra tutto rassicurante, si pensa a ingredienti «innocui», a principi naturali non tossici, per tutti. A sentire i relatori al «Liver Congress», invece, il fenomeno è difficile da quantificare. Si è comunque stimato che tra 12 e 19 persone, ogni 100 mila, che prendono farmaci sviluppino un problema al fegato, una cifra non così alta ma da prendere in considerazione. Circa un terzo delle segnalazioni, il 31,9 per cento, ha reso noto Dominique Larrey, epatologo della scuola di medicina di Montpellier (Francia), riguarda gli antibiotici, con in testa l’associazione amoxicillina e acido clavulanico che da sola conta 23 per cento dei casi, mentre una patologia su dieci è ascrivibile alle «herbal medicines» di cui si avvalgono il 32 per cento dei malati.

Non è dello stesso avviso il dottor Fabio Firenzuoli, responsabile del Centro di medicina integrativa – Crr per la Fitoterapia, Azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze. Secondo Firenzuoli le erbe e i rimedi naturali verdi non sono «killer» per il fegato. Tutt’altro! Che le erbe, in senso lato, siano in grado di creare disfunzioni epatiche, noi l’abbiamo sempre detto e scritto, e non è certo questa una novità, ma diciamolo pure, in misura dieci volte inferiore ai danni provocati da farmaci. «I veri rischi dei prodotti naturali stanno negli “intrugli” spesso preparati a livello domestico dagli stessi pazienti, a partire da ricette pescate anche su internet o mescolando erbe raccolte da loro stessi o assumendo prodotti adulterati. In altri casi si possono avere danni associando rimedi verdi a certe terapie farmacologiche ma in assenza di adeguato controllo clinico. Se non precisiamo questi concetti, abbastanza elementari, si forniscono cattive informazioni e si rischia di distogliere l’attenzione dai problemi veri». Sì, perché Firenzuoli rivendica che nel nostro paese il livello di sicurezza per le erbe ammesse nei prodotti di libera vendita, prodotti erboristici e integratori è elevato, e le piante tossiche non possono essere vendute.

È chiaro, dunque, che non siamo di fronte al proliferare di cattive informazioni, anche se è vero che ci sono possibili effetti collaterali, anche a causa di medicinali vegetali.

Come evitarli
Il segreto per evitare effetti indesiderati? È bene che le terapie siano adeguate, appropriate e controllate. «Ma si rientra nella normalità della medicina. Oltretutto ci sono anche numerose sostanze naturali che servono proprio a prevenire e curare danni epatici indotti da farmaci come dallo stesso alcol», chiosa sempre Firenzuoli. Che sottolinea un’altra considerazione: la fitoterapia moderna è basata sul concetto di «titolo» di principio attivo. Ciò ha permesso di far diventare la pianta medicinale un vero e proprio farmaco vegetale.


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