Non tutte le donne hanno il latte

da | 6 Giu, 2018 | Antibufale

“Non tutte le donne hanno il latte”. Al contrario di quanto si crede comunemente, la natura ha provveduto perché tutte le donne possano avere il latte e, nelle giuste condizioni, allattare.

In natura le cose non esistono a caso, ne andrebbe della sopravvivenza della specie! E questo vale anche per l’allattamento al seno: non solo il latte materno è il migliore per quel neonato, ma inoltre dal punto di vista fisiologico c’è una vera e propria programmazione di mamma e bebè per questo tipo di alimentazione. Fa parte del comportamento istintivo del neonato cercare il seno materno e cominciare a succhiare poco dopo la nascita. L’Unicef raccomanda di iniziare l’allattamento il prima possibile dopo il parto, in modo che si crei l’importante contatto “pelle a pelle” tra la madre e il bambino e che la produzione di latte possa procedere correttamente.

Cosa fare se alla mamma manca il latte?

E se la mamma non ha latte? Può succedere, certo. “Esistono fondamentalmente due categorie che riguardano la mancanza totale di latte o la sua scarsità: tecnicamente si parla rispettivamente di agalattia primariae di ipogalattia primaria”.

Lo spiega il dottor Massimo Mazzella, primario di neonatologia dell’ente ospedaliero Galliera di Genova (che, insieme ad altre 24 strutture in Italia, vanta il riconoscimento Unicef di “ospedale amico dei bambini”).

Ma l’esperto subito tranquillizza: “I casi sono rarissimi, al massimo il 5%”. Le cause sono diverse. “Può trattarsi di una forte emorragia post partum, o della ritenzione della placenta. In entrambi i casi la produzione di latte è ridotta. Oppure l’ipogalattia può essere conseguenza di un intervento chirurgico di mastectomia o di riduzione del seno, ma anche di un piercing”. In seguito a un’operazione, infatti, ci possono essere lesioni o recisioni dei dotti che portano il latte.

Il vero messaggio che deve passare, sottolinea l’esperto, è che – per quanto raro – è possibile produrre poco latte all’inizio, ma non dopo qualche mese. “Nella grande maggioranza si tratta di una cattiva gestione dell’allattamento, che causa una riduzione vera o percepita della produzione”. Come in campo commerciale, è la domanda a creare l’offerta: più il bebè si attacca al seno, maggiore è la produzione di latte, e viceversa. Per questo è più opportuno allattare su richiesta piuttosto che a orari specifici. E ovviamente bisogna fare attenzione allo stile di vita, seguire una dieta sana ed equilibrata e cercare di gestire al meglio lo stress, conservando il più possibile la serenità. Sarà così possibile allattare il bebè per tutto il tempo necessario, con grandi benefici tanto per il piccolo quanto per la madre.

Giuliana Lomazzi

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