La dieta proteica e in scatola: i rischi

da | 10 Set, 2013 | Alimentazione

Si può dimagrire usando una dieta-scorciatoia. È quello che lasciano credere tante diete oggi in voga. Grazie anche all’offerta di prodotti presenti nelle stesse farmacie. Ma spesso non sono efficaci, né privi di controindicazioni e in linea con i principi nutrizionali basilari

La spesa?
C’è chi la fa in farmacia. Sempre più spesso le diete dimagranti si basano su alimenti «finti».
Bibitoni al gusto di cacao o fragola, barrette proteiche o addirittura veri e propri menù completi: una settimana di dieta in scatola – nelle confezioni c’è tutto, dai biscotti alle bustine al gusto di yogurt, dalla polvere per confezionare minestre o omelette alla «finta pasta» – da integrare con pochi alimenti freschi. Tutti preparati che si comprano prevalentemente, ma non solo, in farmacia.

Il precursore è lo storico «Slim fast», risalente agli anni Settanta: all’epoca, lo slogan recitava: «Un frappè a colazione, uno a pranzo, e una cena ragionevole». Oggi la gamma di prodotti si è arricchita con pasti sostitutivi, da alternare agli alimenti tradizionali. E sugli stessi principi si basano altri prodotti come quelli proposti dai vari «Herbalife», «Enervit Protein», «Peso forma». Senza dimenticare che anche programmi alimentari come la «dieta Zona» o la «Dukan» spesso propongono di integrare gli alimenti proposti con pasti pronti o cibi confezionati, tra cui biscotti, barrette, snack e pasti sostitutivi.

«Tisanoreica»
La dieta che va per la maggiore, tanto da aver generato vari imitatori, è la cosiddetta «Tisanoreica». In questo caso non si tratta esattamente di una dieta, ma di un brevetto alimentare registrato, basato su una combinazione di alimenti a base proteica con tisane e integratori. Un’impresa commerciale promossa dall’imprenditore veneto Gianluca Mech, che deve la sua fortuna a una costante campagna mediatica, mentre è spesso stata valutata molto criticamente da dietologi e nutrizionisti.

Le obiezioni più recenti arrivano dall’associazione di consumatori Altroconsumo, che ha esaminato nel dettaglio lo schema della dieta e i prodotti, formulando un giudizio negativo sull’intero programma. Secondo Altroconsumo, in sintesi, si tratta di un regime alimentare diseducativo perché basato su alimenti «finti», squilibrato in quanto prevede un consumo eccessivo di proteine, che provoca nell’organismo uno stato di affaticamento a fegato e reni. E, cosa non secondaria, piuttosto costoso.  Altroconsumo ha calcolato che per questi prodotti si spenderebbero circa 16 euro al giorno, cui aggiungere la spesa per gli alimenti freschi necessari.

Oltre al problema del prezzo, spesso contengono additivi che permettono di simulare il gusto degli alimenti «proibiti»: dolcificanti al posto dello zucchero, aromi invece di verdura e frutta fresca, alimenti proteici mascherati da carboidrati.
«Ci sarebbe da riflettere anche sul fatto che siano spesso le farmacie a proporre questi prodotti, dando così inevitabilmente una sorta di “riconoscimento” basato sull’autorevolezza del farmacista», spiega Erna Lorenzini, medico dietologo, clinico e docente all’università di Milano.

Troppe proteine
Il dato più importante dal punto di vista nutrizionale è la componente principalmente proteica. «In linea di massima si tratta di alimenti artefatti anche dal punto di vista del sapore, a base di proteine soprattutto vegetali», spiega Enzo Spisni, docente di fisiologia della nutrizione al master in alimentazione ed educazione alla salute dell’università di Bologna. Il nostro organismo non può accumulare le proteine in eccesso, ma solo bruciarle con il metabolismo. Una dieta a prevalenza proteica aiuta dunque a dimagrire, «ma un eccesso di proteine è nocivo alla salute», osserva Spisni.  «Una dieta sana, come per esempio la mediterranea, dovrebbe essere composta per il 50 per cento circa di frutta e verdura».
Le possibili conseguenze sull’organismo causate da una dieta povera di frutta e verdura vanno dalla stitichezza causata dall’assenza fibre, al sovraccarico renale dovuto ai prodotti di degrado delle proteine che devono essere eliminati, alle difficoltà di concentrazione proprie dello scarso apporto di glucosio al cervello. Tutti problemi irrisolvibili con gli integratori che spesso fanno parte di queste diete, «che però hanno sicuramente effetti diversi e parziali rispetto a vitamine, oligoelementi e fibre contenute negli alimenti». Non dimentichiamo, poi, aggiunge Lorenzini, che a lungo termine una dieta iperproteica aumenta il rischio di osteoporosi, «visto che l’organismo usa l’osso per riequilibrare l’ambiente acido causato dalle proteine», spiega la nutrizionista. «Un problema particolarmente evidente durante l’adolescenza o la menopausa, proprio in due fasi della vita in cui la tentazione di seguire una di queste diete può farsi più forte».

tratto dall’articolo “Non dategli peso” della rivista Vita&Salute di Settembre 2013, di Paola Emilia Cicerone

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