Il mondo si ferma e il pianeta respira

da | 23 Apr, 2020 | Ambiente

Il fondale marino sotto una gondola, i fiumi puliti e il mare più azzurro, le aquile reali sopra i cieli di Milano.
E continuando:  i cervi che ripopolano piazze e strade in Giappone, migliaia di tartarughe che depongono uova in India e l’Himalaya i visibile  a 200km di distanza. Sono segnali eloquenti che ci suggeriscono che la Natura non risponde a logiche di pil e crescita economica senza sosta. La Natura, è generosa, ma non va sfruttata o violentata.
Pensiamo a cosa accadrebbe nel mare se improvvisamente cessassero le attività di pesca: ci sarebbe una rigenerazione immediata. Sulla terraferma, se smettessimo di essere così invasivi e distruttivi (allevamenti intensivi e deforestazione indiscriminata), assisteremmo al ritorno di molte specie.

Biodiversità e nuove malattie

Ma ciò che è più importante, è che il 75% delle nuove malattie emerse negli ultimi 40 anni trae origine dagli animali per zoonosi. Questo avviene perché, a livello globale, numerose varietà di piante e animali stanno scomparendo. La perdita della biodiversità rallenta quel meccanismo che, fino ad oggi, ci aveva protetto  e che porta il nome di”effetto diluizione”.
Ciò significa che, in un ecosistema in cui vi sono molte specie in grado di ospitare un virus specifico, la prevalenza dell’infezione diminuisce perché vi sono più varietà genetiche che il virus può infettare. Questo è un meccanismo molto ben  conosciuto da allevatori e agricoltori di tipo intensivo. Se si ammala un animale o una pianta in un ambiente pieno di suoi simili, si verifica un’epidemia, se invece c’è una grande diversità di specie essa è subito confinata.
Per evitare la distruzione degli habitat naturali  serve una coscienza capillare, quella che vede ognuno di noi fare scelte, a partire da ciò che mangiamo, come ci vestiamo, e come ci muoviamo. La riduzione delle proteine animali, che comporterebbe di conseguenza l’abolizione degli allevamenti intensivi, porterebbe alla salvaguardia di quel 15% di foreste pluviali ancora residue, che, mai come ora sembrano vitali per la nostra  salute e la sopravvivenza su questo nostro Pianeta terra.

Dr. Raniero Facchini 

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